Performance partecipativa di e con Maria Luisa Usai
e la complicità di pescatori/pecatrici effimeri
adatta a spazi aperti o chiusi
Il progetto insegue la costruzione di una “microtopia” dove far convivere dato di realtà e immaginario. Pesca di creature, pesca immaginaria, pesca sportiva, pesca miracolosa, pesca senza risultato alcuno.
Attendere, perché prima o poi qualcosa emergerà dalla superficie dell’acqua. Una scrittura che parte dal personale e si arricchisce con la raccolta di materiali sonori e visuali del pubblico. Penso che stare sott’acqua sia un po’ come stare sotto una coperta, hai la sensazione di essere altrove, protetta.
Mi piace stare sott’acqua e sotto le coperte. In questo lavoro rimane costante un'ammissione: Io quando vado sott’acqua ho spesso paura di aprire gli occhi. Motivo per cui, intorno ad un mare/coperta, proveremo a stare insieme con le palpebre ben aperte.
Un grande cerchio di spettatori/trici, una proiezione di superfici marine in video, una coperta azzurra nel centro della sala e l’attesa condivisa di far emergere o non far emergere qualcosa. Una pratica partecipativa dove dare nome a tutto quello che risiede nel fondo del mare di ciascuno, per creare un fondale comune.
e la complicità di pescatori/pecatrici effimeri
adatta a spazi aperti o chiusi
Il progetto insegue la costruzione di una “microtopia” dove far convivere dato di realtà e immaginario. Pesca di creature, pesca immaginaria, pesca sportiva, pesca miracolosa, pesca senza risultato alcuno.
Attendere, perché prima o poi qualcosa emergerà dalla superficie dell’acqua. Una scrittura che parte dal personale e si arricchisce con la raccolta di materiali sonori e visuali del pubblico. Penso che stare sott’acqua sia un po’ come stare sotto una coperta, hai la sensazione di essere altrove, protetta.
Mi piace stare sott’acqua e sotto le coperte. In questo lavoro rimane costante un'ammissione: Io quando vado sott’acqua ho spesso paura di aprire gli occhi. Motivo per cui, intorno ad un mare/coperta, proveremo a stare insieme con le palpebre ben aperte.
Un grande cerchio di spettatori/trici, una proiezione di superfici marine in video, una coperta azzurra nel centro della sala e l’attesa condivisa di far emergere o non far emergere qualcosa. Una pratica partecipativa dove dare nome a tutto quello che risiede nel fondo del mare di ciascuno, per creare un fondale comune.